Il gioco è una cosa seria

Libreria, Personaggi

17/Set/2021  da Paola  , ,

Verso quale direzione stanno andando pedagogia e didattica?

Secondo la mia esperienza, lavorare con bambini e ragazzi è sempre una questione di passione.

Soprattutto di questi tempi.

Chi come me da sempre è in questo campo

sa bene di cosa sto parlando

e costantemente approfondisce e si aggiorna, si confronta sia con colleghi che con altre figure complementari.

È cambiato qualcosa nella nostra società ultimamente?

Innanzitutto, io credo che qualsiasi lavoro, non solo quelli in cui ci si trova a contatto con i bambini, debba essere spinto dalla PASSIONE, l’unica nostra caratteristica capace di stabilire una RELAZIONE, strutturare e INNOVARE le attività proposte.

Se è vero che noi insegnanti dobbiamo seguire programmi ministeriali,

è vero anche che l’insegnante ha una certa AUTONOMIA rispetto alla classe e rispetto agli stessi alunni, e grazie a questo piccolo spazio di libertà noi possiamo gestire al meglio i programmi.

Il libro “Lasciateli giocare” dello psicologo Peter Gray è stata una lettura illuminante per me in questo senso.

Gray approfondisce l’importanza del GIOCO, scoprendo cosa è cambiato nelle nostre società, nelle famiglie e nell’ambiente scolastico.

Ve ne cito un passo per me importante:

“Una ragione significativa dell’aumentato controllo sulla vita dei bambini da parte degli adulti è il peso in costante crescita dell’obbligo scolastico.

Oltre a scuole materne ed elementari, adesso abbiamo anche asili nido e preasili, tutti strutturati più o meno come le elementari con COMPITI ASSEGNATI dagli adulti AL POSTO DEI GIOCHI.

L’anno scolastico si è allungato, la giornata scolastica anche, e in quelle ore le opportunità di gioco libero sono ridotte al lumicino.

[…]

Allora si fidavano di noi, oggigiorno dei bambini non ci si fida più allo stesso modo.”

Quindi, come dicevo, è fondamentale essere mossi da una immensa passione, ma anche una grande FIDUCIA che ci porti a lanciare vere sfide che sveglino le menti, la curiosità, il gioco, nel rispetto dei TEMPI di ciascuno.

È vero: il gioco spontaneo senza l’intervento di una figura adulta avviene sempre meno ed è preoccupante che i piccoli non sperimentano da soli perché viene loro impedito.

Il gioco libero lavora a più livelli:

– accresce il livello di concentrazione

– sollecita la sperimentazione,

– fornisce spunti per potenziare l’autonomia personale,

– può essere occasione di socialità.

Oggi la routine è strutturare delle attività per bambini seguendo criteri ben precisi cercando di declinare l’attività pensata in base a età e sviluppo cognitivo e prassico:

può capitare quindi che la ROUTINE soffochi la passione!

Però credo che la passione sia quel motore che permette di metterci in gioco ogni giorno.

I bambini leggono sempre nei nostri comportamenti, e lavorando con loro controvoglia potremmo involontariamente generare in loro un cattivo approccio a una determinata materia scolastica, ma anche veri e propri disturbi psicologici.

Cosa consiglierei a tutti gli educatori oggi?

Di mettersi in gioco, al di là dei compiti assegnati sia ai docenti che ai discenti; e di impostare fin dall’inizio una collaborazione attiva.

Il bambino più irrequieto dall’insegnante meno capace sarà etichettato e non ascoltato.

Un bravo insegnante, invece, cerca sempre di coinvolgere ciascun bambino.

Paola Rinciani


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